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| Lunedì 26 Aprile 2010 12:17 |
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A Varese una tecnica innovativa per la chirurgia delle stenosi lombari
Una innovativa tecnica mininvasiva per trattare le stenosi lombari, che permette di recuperare in modo eccellente l'assetto anatomico-funzionale della colonna vertebrale è stata sviluppata presso l'Ospedale di Circolo - Fondazione Macchi di Varese.
La stenosi lombare è definita anche patologia vertebrale del 21° secolo.
Stenosi indica letteralmente restringimento, ossia strozzatura del canale vertebrale con compressione sulle radici nervose, in questo caso lombari, che dal midollo spinale si dirigono verso gli arti inferiori. Interessa per lo più le persone anziane. Il problema principale è dunque lo spazio intorno alle radici nervose.
Lo spazio è ridotto per processi degenerativi che interessano la parte ossea (le vertebre), i dischi intervertebrali ed i legamenti tra le vertebre e le altre parti della colonna vertebrale, in particolare i legamenti gialli. Esistono forme congenite che riguardano in genere persone giovani, ma rappresentano una quota molto limitata e vanno inquadrate a parte.
I sintomi sono costituiti fondamentalmente dal mal di schiena e dal coinvolgimento degli arti inferiori, con dolore di tipo sciatico o cruralgico e "parestesie", ossia senso di intorpidimento, che si accentua con la deambulazione (claudicatio neurogenica) e si modifica col cambiamento di posizione. La postura stessa può modificarsi con "postura antropoide", dovuto ad un portamento con flessione in avanti del tronco. Sono possibili disturbi sfinterici e sessuali.
Secondo alcune stime recenti, l'8% della popolazione soffre di stenosi degenerativa lombare, mentre il 15% e il 5% delle persone con mal di schiena che si rivolge rispettivamente a uno specialista o a un medico di medicina generale scopre dopo una visita di essere affetto da questa patologia.
La chirurgia vertebrale ha avuto negli ultimi anni un importante sviluppo, dovuto ai progressi della tecnologia degli impianti, degli strumenti e della chirurgia mininvasiva. Oltre all'opzione chirurgica "tradizionale" e' possibile oggi fare ricorso a tecniche mininvasive, attuabili per via percutanea, che prevedono l'inserimento di un dispositivo in grado di ripristinare la distanza tra i processi spinosi, dando nuovo spazio alle strutture nervose, senza rimuovere il tessuto.
Il dispositivo e' impiantato attraverso una piccola incisione della cute in breve tempo e in anestesia locale, con relativo minimo disagio per i pazienti. Grazie alla sua forma e alle strutture anatomiche circostanti, si adatta all'interno dell'area di interesse e determina una rapida risoluzione della sintomatologia. Presso l'Ospedale di Circolo - Fondazione Macchi di Varese, l'equipe del Professor Paolo Cherubino da quasi 3 anni utilizza questa nuova tecnica ed ha eseguito circa 90 interventi, di cui 30 solo dall'inizio del 2010. "Per le discopatie degenerative e le stenosi vertebrali - dichiara il Professor Paolo Cherubino, direttore dell'Unita' Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale di Circolo -Fondazione Macchi di Varese - questo tipo di intervento sta diventando un trattamento di riferimento: e' possibile intervenire anche su pazienti che superano gli 80 anni, che difficilmente potrebbero sopportare complicanze post operatorie di un'operazione tradizionale. Al contrario, in questo modo recuperano in modo eccellente l'assetto anatomico-funzionale della colonna vertebrale, a fronte di una riduzione sostanziale di cicatrici, rischio di infezioni e lunghi tempi di ripresa." L'intervento viene eseguito attraverso un'incisione minima, al massimo di 1,5 cm, di solito in anestesia locale, sotto controllo fluoroscopico del chirurgo. Questa procedura riduce drasticamente il trauma chirurgico, limitando la perdita ematica e il dolore post operatorio, cosi' come i tempi di ospedalizzazione e convalescenza.
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| Ultimo aggiornamento Domenica 30 Maggio 2010 16:27 |