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Mercoledì 10 Marzo 2010 00:18

La Terapia Occupazionale nella riabilitazione dell'autismo infantile: presentazione di un caso

L. Chillemi (Sociologa), M. Costantino (Terapista Occupazionale), F.Di Stefano (Neurologo), A. Pirri (Medico di base)
Centro di Riabilitazione per disabili - USSL 45 Barcellona P.G. - Messina


Riabilitazione Oggi, 4/1995


MAUDSLEY, nel 1867, fu il primo psichiatra che studiò sistematicamente le psicosi infantili. Nel 1906 DE SANCTIS coniò il termine di "dementia precocissima" per definire alcune psicosi in età prepuberale.
Nel 1908, sotto il nome di "dementia infantilis', HELLER descrisse un quadro di regressione grave in bambini piccoli, accompagnata da agitazione psicomotoria e perdita della parola.
Nel 1943, KANNER, coniò il termine di "autismo infantile". Nel 1944 ASPERGER descrisse una sindrome molto simile, denominandola "psicopatia autistica'. Contemporaneamente BENDER pubblicò ricerche sotto il comune termine di "schizofrenia infantile', riferendosi ad un gruppo molto vasto e mai definito di gravi disturbi psichiatrici dell'infanzia. Poco dopo apparvero in Letteratura i concetti di "psicosi simbiotica" (MAHALER e GOSLINER, 1955) e del "bambino atipico" (RANK 1955). Da allora è fiorita una letteratura immensa sulle psicosi infantili ed è stata proposta una pluralità di denominazioni, come "psicosi infantile di sviluppo", "disturbi generalizzati di sviluppo" (Asse III dei DSM III-R) "psicosi del bambino", "sindrome di Kanner".
Clinicamente l'autismo infantile è connotato dalle seguenti peculiarità:
1) incapacità generale di sviluppare rapporti sociali;
2) speciale forma di ritardo del linguaggio che implica un'insufficiente comprensione;
3) ecolalia e manierismi verbali;
4) vari fenomeni rituali o compulsivi come le perseverazioni di uno stesso comportamento.


L'età di esordio è sempre prima dei 30 mesi. Il disturbo è molto raro (2 casi per 10.000), cronico, estremamente inabilitante. Per quanto attiene la terapia non esistono certezze. La psicoterapia è stata proposta per prima e successivamente sono state attuate terapie farmacologiche e comportamentali. L'indicazione di un trattamento fisioterapico è stato anche proposto nella cura dell'autismo infantile.
Già in era prefarmacologica l'intervento terapeutico nelle psicosi, accanto ad altre forme di cura, si è avvalso del programma ergoterapico (o occupazionale).
Lo psichiatra francese PHILIP PINEL, agli inizi dei 1800, prescriveva ai suoi pazienti esercizi fisici ed occupazionali manuali, convinto che "un'occupazione fosse in grado di capovolgere la china viziosa delle idee fisse ed influenzare la facoltà di comprendere".
Secondo quanto suggerito dall'Associazione Americana Terapisti Occupazionali (AATO), la terapia occupazionale "è l'arte e la scienza di dirigere la risposta dell'uomo verso l'attività scelta per promuovere la salute, per prevenire l'invalidità, per trattare o addestrare i pazienti con disfunzioni fisiche o psicosociali".
In riferimento ai trattamenti riabilitativi, la O.T. può essere definita come "un programma terapeutico ad azione psicodinamica e motoria che, tramite l'attività scelta, attua la valorizzazione integrale del soggetto disabile". (Carla Saracco Ruella)
La moderna interpretazione degli effetti terapeutici della terapia occupazionale, avvalora l'importanza delle relazioni interpersonali paziente/terapeuta e paziente/gruppo di lavoro e fornisce anche adeguato rilievo alla concezione del rapporto oggettuale in senso psicoanalitico. L'oggetto, ed i gesti da compiere, rappresentano parti essenziali dell'azione terapeutica, tanto quanto il movimento nelle sue varie tecniche di applicazione curativa. Tutte le attività espressive e curative correlate alla ergoterapia, possono rappresentare un incentivo al miglioramento motorio, ma e soprattutto dal punto di vista psicologico che esse intervengono influenzando favorevolmente il procedimento di recupero.
Il movimento ed il linguaggio corporeo sono legati allo psichismo e ne sono a loro volta condizionati. Si ritiene, pertanto, di potere influenzare i disturbi di ordine psichico attraverso le tecniche di terapia occupazionale. Si è in grado di incidere sulla struttura d'insieme della personalità al fine di ottenere un migliore adattamento del soggetto alla realtà. La riabilitazione del bambino autistico deve prevedere un'area organica ed un'area psicologica, in quanto nell'essere umano mente e corpo sono in così stretta interazione che l'uno influenza l'altro in maniera circolare. Riteniamo che nel bambino autistico la prima barriera da superare sia l'isolamento, l'invisibile muro che si crea tra il bambino e l'ambiente.

 

Caso clinico
Trattasi di un ragazzo di 14 anni (Giuseppe T.) seguito presso il nostro Centro fin dall'età di 5 anni.
Gentilizio positivo per epilessia (un fratello del padre) e per turbe comportamentali (uno zio del padre).
Nato a termine di gravidanza fisiologica seguita da parto eutocico. All'età di 3 anni è stato ricoverato in ospedale per glomerulonefrite acuta, da cui guarì senza postumi né complicanze. Fin dall'età di due anni viene riferito notevole ritardo del linguaggio, atteggiamento di tipo autistico e turbe comportamentali connotate da notevole irrequietezza psicomotoria, instabilità attentiva, mancanza di contatto interpersonale, incomunicabilità.
L'osservazione del ragazzo all'inizio del trattamento, ha consentito di rilevare mancanza di reattività nei confronti delle persone, inadeguatezza nelle capacità di comunicazione. Il linguaggio, quasi del tutto assente, è connotato particolarmente da struttura grammaticale immatura, ecolalia immediata o tardiva, incapacità di usare termini astratti.
Le reazioni bizzarre all'ambiente sono rappresentate da attaccamento ad oggetti inusuali ed inanimati, comportamento motorio di tipo rituale (laccio di scarpe che fa girare continuamente), giochi stereotipati con l'acqua. Il ragazzo sfugge il confronto oculare ed al contatto corporeo si irrigidisce.
Assenti allucinazioni e deliri.
Il trattamento terapeutico non ha mai contemplato l'impiego di psicofarmaci, ma si è fondato sul trattamento di terapia occupazionale integrato dall'approccio psicoterapico.
La terapista riesce ad entrare in sintonia con Giuseppe canticchiando la sigla di un cartone animato che lui ripete continuamente in maniera stereotipata. Dopo questo primo approccio egli si fa toccare dalla terapista, permette che questa lo accarezzi e comincia a balbettare qualche parola.
Giuseppe comincia ad avere la consapevolezza del proprio corpo come qualcosa che si può toccare, carezzare. Le braccia e le mani, che prima servivano solo da bilanciere per far roteare il laccio delle scarpe, con l'andar del tempo diventano strumento indispensabile per il contatto con il mondo esterno.
Adesso Giuseppe non solo gradisce essere accarezzato, ma prova piacere nell'accarezzare le persone e le cose che lo circondano. I giochi della stanza, dapprima ignorati, cominciano ad animarsi. In un primo tempo la terapista dirige e finalizza i giochi, mentre, con il passar del tempo, egli stesso decide di operare la scelta dei giochi che preferisce. Si stabiliscono precise conseguenze che puntualizzano lo scopo al fine di impedire che il movimento si trasformi da atto volontario e motivato a stereotipia ed immotivata esecuzione.
Vengono affrontate nel contempo tematiche centrate sull'utilizzo consapevole e produttivo di diversificate modalità espressive. Così facendo, abbiamo aiutato Giuseppe a rinforzare la sicurezza relazionale e ad instaurare un rapporto di maggiore disponibilità e fiducia nella relazione con l'altro, fiducia che il soggetto acquisisce via via che impara ad utilizzare il corpo come veicolo di comunicazione e conoscenza e come mezzo di relazione.
Dopo anni di assiduo lavoro, Giuseppe è notevolmente cresciuto; manifesta interesse e tende a socializzare con le persone che costantemente gli sono vicine. E' in grado di eseguire lavori manuali (disegno, collage, mosaico), sia su invito che spontaneamente, dimostrando non solo interesse ma enorme piacere nella socializzazione.

 

Conclusioni
Non abbiamo la pretesa di giungere ad una conclusione rigorosamente e scientificamente fondata in termini di metodo e pienamente validitata nella sua significatività statistica. Pur tuttavia possiamo affermare che, nel caso in esame, significativi miglioramenti si sono osservati con un trattamento occupazionale e di integrazione degli stimoli corporei.
Tale tipo di terapia, fondata essenzialmente sulla comunicazione gestuale, la manipolazione, la motricità e la tattilità è strettamente legata all'ipotesi tattile-gestuale nell'etiopatogenesi della psicosi autistica.
Alexander Lowen ha osservato, basandosi sullo studio clinico di molti schizofrenici che la sensazione di identità nasce dalla sensazione dì contatto con il corpo. Nel paziente psicotico esiste una dissociazione tra immagine e la realtà e specialmente nello stato autistico questa dicotomia dialettica non si sarebbe neppure costituita.
L'identità personale ha una sostanza ed una struttura soltanto quando è basata sulla realtà di sensazioni corporee. Il corpo, nella fattispecie, è il requisito essenziale di ogni possibilità di comunicazione interiore ed esteriore. L'approccio centrato sull'espressione corporea come mezzo di comunicazione non verbale, a nostro avviso, consente di intaccare la rigidità con cui i soggetti psicotici affrontano la propria e l'altrui realtà psicofisica, di recuperare le molteplici capacità espressive latenti, di acquisire una padronanza comportamentale attraverso la stimolazione costante delle capacità di percezione, rappresentazione ed espressione. Noi riteniamo che un intervento terapeutico che miri all'integrazione delle strutture sensoriali attraverso un'immersione in stimoli fisici e relazionali, tramite un largo uso di linguaggio e comunicazione non verbale, può produrre, come nel caso osservato, dopo un intervento di vari anni, alcuni significativi miglioramenti.
Siamo convinti che l'ergoterapia, associata alla psicoterapia, nell'ottica di una reintegrazione corporea e relazionale, veicolata da messaggi somato-sensoriali, possa dare un contributo allo sviluppo della personalità del bambino autistico



Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 00:22
 

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