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Venerdì 05 Marzo 2010 20:42
Indice
Fratture nell'osteoporosi
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Tutte le pagine

Fratture nell'osteoporosi

Domenico Gullotta
Medico,  U.O.A. di M.F.R. - A.U.L.S.S. 21 Legnago (VR)
Spec. In Terapia Fisica e Riabilitazione
Spec. In Ortopedia e Traumatologia
domenico_gullotta@fastwebnet.it


FisiOnLine, 11-2002


In conseguenza del marcato incremento dell'aspettativa di vita, il numero di anziani è progressivamente cresciuto e questo mutamento demografico ha avuto ripercussioni importanti sulla salute pubblica, anche per l'aumento del numero di fratture derivanti all'osteoporosi. Infatti le fratture sono l'effetto più temibile che si manifesta quando la malattia ha determinato la carenza strutturale dell'osso.
Le fratture osteoporotiche in generale sono causa di disabilità  anche di grado elevato di tipo fisico e psichico, di dolore cronico, di incremento della morbilità, di ingenti oneri economici per impegno di risorse finanziarie ed umane nel campo socio-assistenziale.
Rimanendo a lungo asintomatica l'osteoporosi conduce ad una progressiva perdita di massa ossea da parte del tessuto scheletrico, rendendolo incapace di resistere a sollecitazioni traumatiche ma anche fisiologiche. Tale perdita coinvolge sia l'osso spugnoso che quello compatto, ma è soprattutto dall'alterazione del primo che origina la principale conseguenza biomeccanica e spesso la prima manifestazione clinica: il collasso della struttura trabecolare indebolita e quindi la frattura.
Recentemente l'OMS ha introdotto il rischio di frattura come elemento determinante nella diagnosi di osteoporosi, stabilendo il livello di depauperamento osseo significativamente associato ad una chiara incidenza alla predisposizione alle fratture.
Pertanto, dopo aver stabilito in base a criteri statistici i livelli di riferimento per sesso ed età , sono stati definiti tre gruppi a valore di densità  minerale ossea decrescente, associati ad un diverso rischio di frattura:
1) Soggetti normali;
2) Soggetti osteopenici;
3) Soggetti osteoporotici.

Movimenti a rischio sono piegarsi in avanti per raccogliere qualcosa o per rifare il letto, oppure facili cadute in casa alzandosi da una sedia, inciampando in un gradino o scivolando nel bagno o nella doccia. In realtà  basta soltanto un movimento brusco per determinare la lesione ossea ed un traumatismo, anche minimo, può però determinare importanti fratture scomposte che necessitano di interventi chirurgici di stabilizzazione o di osteosintesi.
Circa il 7% delle donne della popolazione bianca di 60 anni subisce una frattura per questi futili motivi ma a 80 anni tale percentuale raggiunge il ragguardevole valore del 25%.

Le ossa maggiormente soggette a rompersi sono le ossa del collo del femore, del collo dell'omero, quelle del polso e delle vertebre. Tuttavia, tutte le ossa dello scheletro possono fratturarsi a causa dell'osteoporosi. Le persone più esposte a questi pericoli sono le donne, che hanno il 27% di probabilità  in più di fratturarsi rispetto agli uomini. Nelle donne, infatti, la massa ossea inizia a diminuire a partire dai 35-40 anni a causa dell'invecchiamento fisico. Inoltre le donne sono dotate naturalmente di una massa ossea minore rispetto a quella degli uomini: dopo i 50 anni di età  si calcola che 40 donne su 100 esperimentano almeno una frattura mentre per gli uomini la stima di tale evento dopo i 50 anni è valutata intorno al 15%.
Le donne, dopo la menopausa, hanno una maggior esposizione alle fratture proprio perchè cessa la produzione di estrogeni. L'incidenza di fratture, comunque, aumenta esponenzialmente con l'età  a prescindere dalla iniziata menopausa.

Anche gli uomini, però, corrono dei rischi: dopo i 60 anni le differenze fra i due sessi vanno via via riducendosi e il pericolo di andare incontro all'osteoporosi e alle fratture è identico in entrambi i sessi. Infatti, dopo gli 80 anni, non esiste più quella differenza fra sesso femminile e maschile che faceva più colpite le donne da questo evento.

La frattura che si presenta più frequentemente nelle persone affette da osteoporosi è sicuramente quella del polso, perchè nel cadere si è portati ad attenuare la caduta appoggiando le mani.
In sintesi le manifestazioni cliniche della patologia non risentono ugualmente del fenomeno invecchiamento: le fratture di polso aumentano progressivamente di incidenza nelle donne dopo la menopausa fino a raggiungere un plateau verso i 65 anni; le fratture del collo del femore aumentano invece costantemente con l'aumentare dell'età , sia negli uomini che nelle donne mentre le fratture vertebrali sembrano aumentare drasticamente dopo la menopausa senza tuttavia livellarsi dopo i 65 anni.
Le fratture di femore mostrano un incremento progressivo con l'avanzare dell'età, raggiungendo il picco di massima incidenza superati i 70 anni: il 70% di esse si verifica dopo il 74° anno con una prevalenza del 20% nei soggetti ultraottantacinquenni, mostrando una netta dipendenza dai processi involutivi legati alla senescenza.
Le fratture vertebrali rispetto alle precedenti mostrano un comportamento intermedio in relazione all'età , con un incremento di incidenza nel periodo post-menopausale (dell' 1,4% per anno nella fascia compresa tra i 55 ed i 69 anni) che non raggiunge tuttavia un plateau dopo i 65 anni e che si pronuncia ancor di più dopo i 70 anni; quelle insorte dopo i 75 anni hanno un andamento lento nel tempo e sono molto spesso clinicamente silenti.

Come è già  stato accennato tutte le ossa, una volta indebolite, possono andare incontro a frattura; infatti altre lesioni traumatiche meno caratteristiche, ma la cui incidenza aumenta con il progredire dell'involuzione osteoporotica dello scheletro, sono rappresentate dalle fratture di bacino (in particolare delle sue branche ileo ed ischiopubiche), di omero (con frequente coinvolgimento della sua epifisi e metafisi prossimale), del collo del piede (fratture malleolari).
Un cenno particolare va fatto per l'immobilizzazione prolungata che colpisce anche i giovani, infatti caratteristica è l'osteoporosi post-traumatica o malattia di Sudek che colpisce distretti scheletrici contenuti in tutele rigide e/o privati a lungo degli stimoli funzionali, che spesso interviene nella costituzione di un circolo vizioso:

OSTEOPOROSI --> FRATTURE --> IMMOBILIZZAZIONE --> OSTEOPOROSI

 

LE CADUTE
La maggior parte delle fratture avviene a causa di cadute dalla postura più o meno eretta, sia nell'uomo che nella donna (90%). Le cadute sono un evento molto comune tra gli anziani; circa il 30% degli anziani che vivono in comunità  cade una o più volte all'anno e negli anziani ricoverati in case di riposo la proporzione di quelli che cadono raggiunge il 40-50%. La percentuale degli anziani che cadono aumenta più rapidamente dopo i 75 anni: circa il 3-5% delle cadute esita in frattura.
Nella caduta il rischio di frattura dipende dall'orientamento, dalle reazioni di difesa e dalla robustezza dell'osso.
Il punto di impatto della caduta influenza il tipo di frattura; nel cadere si è portati ad attenuare la caduta appoggiando le mani, per cui una delle strutture ossee più a rischio è il polso. Qualora inciampando il soggetto tenga la mano iperestesia ed il gomito esteso la risultante forza assiale e torsionale viene trasmessa alla spalla attraverso l'omero causando le caratteristiche fratture della testa o del collo dell'omero. Spesso il meccanismo in torsione è responsabile della scomposizione dei frammenti ossei.

Inoltre occorre ricordare che l'anziano cade generalmente di lato, va a terra completamente disteso o sull'anca qualora cammini lentamente, quindi il rischio di frattura d'anca è alto.
Durante la caduta l'efficacia dell'azione riflessa dipende dalla velocità  di reazione e dalla forza muscolare che dà  inizio ai movimenti protettivi. L'invecchiamento porta a una diminuzione del bilanciamento della postura e aumenta il tempo di reazione, il che non permette un cambio di orientamento della caduta e una riduzione della sua energia. La risposta protettiva è alterata per il deteriorarsi dei meccanismi riflessi inoltre in diverse malattie dell'apparato nervoso vi sono danni neuromuscolari come la riduzione della velocità  dell'andatura, la disfunzione degli arti inferiori, possibili disturbi visivi e disordini neurologici più complessi dati dalla malattia di Parkinson.
Più che la robustezza dell'osso, uno dei fattori determinanti delle fratture sembra l'assorbimento dell'energia (di caduta), con l'insufficiente dispersione dell'energia dei tessuti molli durante la caduta.
Gli effetti nocivi da caduta, in soggetti con peso corporeo più elevato, sono maggiori quando le cadute si verificano su superfici rigide.




Ultimo aggiornamento Domenica 13 Marzo 2011 19:48
 

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