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Il biofeedback elettromiografico nella rieducazione del ginocchio PDF Stampa E-mail
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Lunedì 01 Marzo 2010 00:46

Il biofeedback elettromiografico nella rieducazione del ginocchio


Valeria Sirtori
TdR - Servizio di Terapia Fisica e Riabilitazione Divisione di Ortopedia, IRCCS Ospedale S. Raffaele - Milano

Scienza Riabilitativa 4-1997

 


Con biofeedback si intende la trasduzione di un fenomeno biologico incosciente (come ad es. l'attività elettrica muscolare) in un segnale coscientizzabile (visivo o acustico) che viene utilizzato per controllare il fenomeno monitorato. Benché l'utilizzo del biofeedback in rieducazione risalga agli anni 60, ancora oggi esistono tra gli Autori opinioni differenti sull'utilità di questa tecnica.
Anche se una delle applicazioni più frequenti del biofeedback riguarda la rieducazione di pazienti con lesioni al sistema nervoso centrale, negli ultimi anni sono stati condotti studi che ne avvalorano l'efficacia nella rieducazione di patologie ortopediche tra cui la riabilitazione del ginocchio.

Biofeedback e rinforzo muscolare
Uno degli obiettivi della rieducazione del ginocchio è quello di ripristinare una normale forza dei muscoli dell'arto inferiore ed in particolare quelli della coscia. L'effetto del recupero di forza associato al biofeedback è stato indagato in due studi nei quali il rinforzo isometrico del quadricipite viene compiuto con e senza il supporto del biofeedback elettromiografico. Uno di questi viene condotto su pazienti con esiti di intervento di meniscectomia mediale che, nei giorni immediatamente successivi all'operazione, allenano la forza del muscolo quadricipite con contrazioni isometriche a ginocchio esteso. Prima e dopo l'allenamento ai pazienti viene registrata l'attività elettromiografica del quadricipite durante contrazioni massimali. I risultati indicano che nel gruppo allenato con il supporto del biofeedback l'attività elettromiografica si incrementa 10 volte più che nell'altro gruppo.

Risultati analoghi vengono riportati in un secondo e più recente articolo. Nello studio cui questo si riferisce si misura il picco di forza isometrica del quadricipite a 45°, 60° e 90° in pazienti operati al legamento crociato anteriore, dopo un periodo di 12 settimane di rinforzo. Si evidenzia che i soggetti allenati con il supporto del biofeedback elettromiografico ottengono un maggior incremento di forza in tutti e tre gli angoli testati rispetto al gruppo di controllo.

Dimostrata l'utilità dell'associazione del biofeedback agli esercizi di rinforzo muscolare rimane da chiedersi se questo è più facilitante di altre tecniche esistenti.
A questo proposito il biofeedback elettromiografico è stato paragonato ad un'altra tecnica frequentemente usata nel recupero della forza: l'elettrostimolazione. In uno studio pubblicato su Physical Therapy due gruppi di pazienti operati al legamento crociato anteriore sovrappongono agli esercizi di rinforzo isometrico del quadricipite l'elettrostimolazione od il biofeedback elettromiografico. Lo studio iniziò un giorno dopo l'intervento chirurgico ed ebbe la durata di 6 settimane con allenamento trisettimanale della durata di 30 minuti per ogni sessione. I risultati ottenuti, hanno evidenziato che il picco di forza isometrica risulta maggiore nei soggetti allenati con biofeedback.
A questo punto ci si può domandare il perché dei risultati descritti. L'idea che tramite il controllo cosciente si possa intervenire su fenomeni biologici altrimenti incoscienti potrebbe prestarsi a spiegazioni confuse. Per spiegare i risultati, quindi, ricordiamo qualche caratteristica del calo di forza muscolare presente in seguito a traumi, interventi chirurgici o "semplicemente" dolori articolari. Questo precede l'ipotrofia, ed è causato dalla descritta, inibizione riflessa articolare. Il paziente non è più in grado di reclutare massimalmente il muscolo inibito neurologicamente impedendo così stress articolari causa di dolore. E' interessante notare che, in presenza di insulti articolari di qualsiasi origine, questo comportamento si verifica anche in assenza di dolore. Tale inibizione non è da sottovalutare: in seguito ad intervento chirurgico può raggiungere il 70% della massima contrazione volontaria nelle prime 72 ore, per permanere tra il 30-40% nelle due settimane successive.
Poiché gli esercizi di rinforzo muscolare richiedono contrazioni oltre il 60% della massima attivazione muscolare si comprende perché un muscolo inibito sia più difficilmente rinforzabile. L'associazione del biofeedback agli esercizi di rinforzo muscolare sembra facilitare il reclutamento muscolare nelle situazioni dove questo è deficitario a causa dell'inibizione riflessa articolare, accelerando così il processo di recupero della forza.

Biofeedback e selettività dell'allenamento
Il biofeedback può essere utile anche quando l'esercizio rieducativo deve essere molto selettivo, quando cioè si vuole allenare o inibire un muscolo od una sua parte. Vi sono studi condotti su soggetti sani che dimostrano come, con l'aiuto di biofeedback, sia ottenibile un reclutamento selettivo delle varie porzioni di un muscolo come nel caso del trapezio o dei vasti laterale e mediale del quadricipite.
Una situazione nella quale questa caratteristica può rivelarsi utile è nelle patologie dolorose del ginocchio sostenute da squilibri delle forza dei muscoli della coscia. Ad esempio: l'allineamento rotuleo nella flessione del ginocchio è garantito da una buona coordinazione tra vasti laterale e mediale del quadricipite. La rottura di questo equilibrio coincide spesso con un maggior reclutamento del vasto laterale provocando una traslazione verso l'esterno della rotula. A lungo andare questo movimento sarebbe causa di dolori articolari, con conseguente perdita di funzionalità del ginocchio. Restituire un corretto equilibrio tra vasto laterale e mediale sembra possa ridurre la sintomatologia dolorosa.
L'ipotesi di questo trattamento trova conferma in un case report pubblicato sugli Archives of Physical Medicine and Rehabilitation.
Gli Autori osservano, in un paziente con artrite cronica di ginocchio dolore e riduzione di alcune attività funzionali, una predominanza nel reclutamento del vasto laterale rispetto al mediale. Il programma di trattamento fu quello di inibire l'attività del vasto laterale nel movimento di estensione di ginocchio avvalendosi dell'uso di biofeedback elettromiografico. Dopo 17 sedute di trattamento il paziente riuscì a diminuire l'attivazione del vasto laterale con conseguente aumento di attivazione del vasto mediale che poteva, così, venire allenato. La conseguenza fu una riduzione della sintomatologia dolorosa specie nelle attività funzionali più compromesse.

Quale tipo di feedback?
Nei lavori citati è interessante osservare come l'unico tipo di biofeedback considerato sia quello elettromiografico. Questo prevede la trasduzione dell'attività elettromiografica muscolare in un segnale acustico o visivo. Questo tipo di biofeedback rientra tra quelli che forniscono informazioni su di una prestazione (in questo caso l'attività elettrica muscolare), indipendentemente dalla sua conseguenza. Questo tipo di biofeedback non è, però, il solo. I moderni ergometri isocinetici, ad esempio, misurano ed informano circa la quantità di forza espressa indipendentemente dai muscoli che muovono la leva. In questo caso il feedback è sul risultato indipendentemente da come lo si ottiene: esattamente il contrario di prima. Ma quali differenze esistono tra questi due feedback? E quale permette migliori risultati? Le risposte a queste domande sono tutt'oggi oggetto di discussione. Poiché solo il biofeedback elettromiografico consente il monitoraggio selettivo di parti di muscolo, probabilmente per questa ragione è stato privilegiato nei lavori citati.

Conclusioni
I vantaggi dell'utilizzo del biofeedback nella rieducazione del ginocchio si possono, quindi, così riassumere:
1- facilitazione del reclutamento muscolare: l'aumento di attivazione muscolare, con supporto di biofeedback elettromiografico è maggiore rispetto al singolo esercizio o all'elettrostimolazione. Si ottiene così un guadagno nei tempi di recupero della forza, specie nelle prime fasi di trattamento in cui vi è un`inibizione riflessa maggiore.
2 - selettività del trattamento: si possono effettuare trattamenti mirati all'allenamento di parti di muscolo.



Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Marzo 2010 13:25
 

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