FisiOnLine Smile Mission







Diario di viaggio
Parte 3 - Kituo


Martedi, 26 settembre 2006

Al mattino lavoro in palestra. Due p.c.i. operate di allungamenti tendinei e una frattura di gamba. Poi un po' di training deambulatori nel cortile. Shirley ribadisce l'importanza degli stage formativi e io non posso che essere concorde con lei. Cercare di ampliare le conoscenze delle sue cinque collaboratrici (non fisioterapiste), oltre a migliorare le prestazioni offerte ai piccoli pazienti permetterà di liberare, in parte, Shirley che già si occupa della gestione del complesso riabilitativo, delle prime visite e dei colloqui con i familiari dei bambini.
Penso, inoltre, che un moderno programma di cooperazione non possa prescindere dal fornire soprattutto "conoscenze", in modo da rendere la comunità locale sempre più autosufficiente dagli aiuti esterni.
Comunque oggi tocca a me imparare: qui i fisioterapisti devono saper fare anche i gessi e così, voilà, sotto la direzione di Shirley ecco confezionati due bei gessetti per le gambine di Nema, 3 anni, che con molta pazienza e curiosità mi osservava mentre mi affaccendavo attorno a lei...
In serata padre Francesco torna con due nuovi ospiti: Saverio (dentista) e Cesare (odontotecnico). Crostata con marmellata di mapero per festeggiare! (Il mapero è un frutto, più buono come marmellata che fresco, ma non chiedetemi di descrivervi il sapore...)

Mercoledi, 27 settembre 2006
La mattinata al Kituo passa così: trattamento a David, p.c.i. operato di allungamento tendineo ai flessori delle anche e delle ginocchia bilateralmente. Poi tentativo di elettrostimolazione a Francesco Saverio, 6 mesi, cui una iniezione ha provocato una lesione nervosa periferica: peccato che qui non c'è un vero elettrostimolatore medicale ma solo un Compex estetico-sportivo arrivato chissà come. Se riuscissimo a raccogliere un po' di soldini sarebbe bello regalare al Centro qualche apparecchio di terapia fisica: magari anche un ultrasuono. O un laser addirittura!
Quando torno in Italia devo provare a contattare qualche ditta di elettromedicali: chissà che non riesca a trovare qualche imprenditore sensibile...
Mangio un po' di gesso tagliandone uno di arto inferiore e poi Consuelo mi chiede se me la sento di fare una medicazione a un ragazzino. Lei non ci vede tanto bene e Shirley si impressiona. E così mi ritrovo anche a medicare, togliere punti e rimuovere tre fili di Kirshner in due artrodesi, una di piede e una di ginocchio.
Rifaccio poi due gessi, uno stivaletto e un pelvi podalico.
A pranzo troviamo polenta, fagioli, capretto, una specie di arancia con la buccia verde e la "Repubblica" di tre giorni fa: leggo un po', ma viste da qui sembrano tutte discussioni inutili in un mondo di pazzi.
Nel pomeriggio devo completare la relazione per lo stage sul "gioco" ma verso le 16,30 decido di scendere a Mlali per una passeggiata. Vantaggio di essere maschi: vado da solo. I bambini sono un po' timorosi di assaltarmi per chiedere caramelle: vorrei sapere chi li ha abituati così. Per quale accidente di motivo quando i bianchi vengono in Africa devono distribuire pioggie di caramelle? Ma non si accorgono che creano branchi di piccoli saccarosio-mendicanti? Non si accorgono che anche i bambini devono avere una loro dignità e non la si può annichilire per l'occidentale tentazione di sentirsi "buoni" facendo i Babbi Natale carichi di dolciumi? Non si immaginano cosa vuol dire avere mal di denti per la carie e non avere possibilità di andare dal dentista?
Leo ambu pipi "oggi niente caramelle" detto in swaili li sorprende: un muzungu che parla la loro lingua?
Camminando un sacco i gente mi saluta, comprese due vecchiette con cui mi sono intrattenuto ieri. In paese vado a trovare Ezba, un simpatico negoziante con cui ho fatto amicizia. Appena mi vede scoppia a ridere: anche io. Ci salutiamo con grandi manate e abbracci. Ci facciamo fare una foto insieme e mi offre una sigaretta al mentolo. Insieme a tutti i curiosi che si sono radunati mi insegna i nomi dei giorni della settimana: lo ringrazio regalandogli due palloncini per i suoi due figli.
Tornando indietro incrocio dei bambini che, ovviamente scalzi, giocano a pallone sul sentiero di terra rossa. Il pallone è fatto di stracci e sacchetti di plastica legati insieme. Mi butto in mezzo e facciamo qualche passaggio.
Sono le 18 e sta tramontando: torno alla missione.

Giovedi, 28 settembre 2006
Mattinata normale fino a circa le 11 quando arriva una mamma con un bambino di circa 3 anni con una profonda ustione al braccio sinistro coperta con una garza. Shirley si impressiona, Consuelo non c'è. Tolgo la garza, scopro la ferita, la pulisco e disinfetto. Il gomito è flesso a 90°, provo ad estendere. E' possibile ma sanguina. Asciugo. Cerchiamo qualcosa per fare una medicazione e troviamo delle garze di Fitostimuline. Bendaggio.
La mamma abita lontano e non può tornare con facilità per i controlli. Si decide di tenere qui il bambino per le medicazioni, la terapia antibiotica e per costruire uno splint in termoplastico per mantenere il gomito in estensione.
Dopo pranzo si va all'officina ortopedica dove Michael, il tecnico locale, su nostra indicazione prepara un tutore. E' veramente molto bravo. Prende il calco del braccio sano e costruisce uno splint in materiale plastico con uno snodo metallico regolabile in estensione. Poi si incasina un po' quando deve montare insieme i vari pezzi, ma alla fine va bene. Qui la gente si sa veramente arrangiare: se avessero mezzi, possibilità di studiare e, forse talvolta, un'indole un po' diversa... altro che la Cina!
A fine giornata faccio la mia passeggiata fino al negozio di Ezba: abbiamo in corso una trattativa per l'acquisto di alcune stoffe che va avanti da tre giorni. Anche oggi grande festa e grandi risate. Lui e la gente che ronza intorno mi insegnano qualche altra parola in swaili e alla fine compro le due stoffe colorate. Sembra che l'esito della contrattazione fosse atteso da mezzo villaggio! Vedendomi con i sacchetti in mano almeno sette donne mi hanno fermato, guardato le stoffe e mi hanno fatto capire che entrambe erano di buon gusto.
Dopo cena rituale partita a calciobalilla: io e padre Francesco abbiamo di nuovo, inesorabilmente, battuto Saverio e Cesare ;-)

Venerdi, 29 settembre 2006
Ore 9: lezione. Tema il gioco. Cinque allieve e Shirley come traduttrice.
Le ragazze arrivano con quaderni e penne: si dimostrano interessate e attente. Prenderanno appunti tutto il tempo.
Alle 12 Nvue, piove! Pranziamo con pasta in bianco con formaggio e pili pili (peperoncino), frittura di anelli di totano (comprati a Dar e tenuti in congelatore), carote lesse e mapero, che ha più semi che polpa ma quella che c'è è buona.
Dalle 14 alle 15 parte pratica dello stage con Elisabetta che fa vedere un trattamento su un bambino emiplegico.
Poi medicazione su due brutte piaghe sui talloni e, a seguire, insieme al dottore del villaggio che è venuto a vedere Gaston, il bambino ustionato, nuova medicazione.
La puzza delle piaghe e del braccino mi è entrata nel naso e non se ne va. Devo fare una doccia.
Alle 17 nvue di nuovo e anche forte!
Cena con minestrone, tonno in scatola, parmigiano, insalata e papaia e poi a calcetto, con Francesco, si è vinto di nuovo.
Nvue, nvue!

Gerardo Capaldo

Parte 1 - L'avvicinamento
Parte 2 - Cominciamo ad ambientarci

segue...

Parte 4 - Ospiti d'onore
Parte 5 - Saluti
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